Domenico Pimpinella Direttore generale dell’E.N.P.A.M.

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a cura di Elisabetta Colangelo

Domenico Pimpinella Direttore generale dell’E.N.P.A.M.

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ENPAM tra rinnovamento e responsabilità sociale

 

Quarantasei anni, Domenico Pimpinella dal 2016 è Direttore generale dell’E.N.P.A.M. (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza Medici), fondazione senza scopo di lucro che si occupa di attuare la previdenza e l’assistenza di medici e odontoiatri e dei loro familiari. Precedentemente ha rivestito la carica di direttore esecutivo dell’Auditorium Parco della Musica di Roma e ha ricoperto ruoli dirigenziali in diverse società, tra cui Sipra, la concessionaria di pubblicità della Rai, Palaexpo, Aeroporti di Roma e Agenzia Romana per il Giubileo.

La sua esperienza in termini di “reputazione” aziendale si è misurata dunque con tante realtà diverse.

Cominciamo dal suo incarico attuale, e quindi con la storia di ENPAM.

La fondazione è un ente di diritto privato, è nata nel 1995 dalla trasformazione di un ente pubblico fondato nel 1937, e quindi ha una storia lunga, nel corso della quale ha attraversato diverse fasi. È l’ente di previdenza e assistenza di medici e odontoiatri, con iscrizione obbligatoria, e quindi di primo pilastro. In virtù di ciò, negli ultimi anni, si è investito molto nel miglioramento della qualità e tipologia dei servizi erogati.

In che modo?

Si è andati incontro agli iscritti garantendo una maggior presenza sul territorio e offrendo loro una serie di servizi nuovi. Le cito la possibilità per l’iscritto che avesse difficoltà a raggiungere i nostri uffici di ricevere video consulenze presso le sedi degli Ordini provinciali, dialogando da remoto direttamente e “visivamente” con uno dei nostri operatori. Ma questo è solo un esempio di un approccio nuovo nel rapporto con gli iscritti.

Cos’altro?

La funzione dell’ente, storicamente, era percepita come limitata alla vita post lavorativa degli iscritti: pagava le loro pensioni e il suo compito finiva lì. Oggi invece l’attenzione si sta gradualmente spostando anche verso una funzione pro lavorativa. Nel 2014, una modifica dello Statuto ha previsto tra gli scopi istituzionali della Fondazione la realizzazione di interventi di promozione e sostegno all’attività e al reddito dei professionisti. Gli iscritti che si trovano in una fase lavorativa a reddito basso possono ricevere dei sussidi, e sono stati promossi un fondo di previdenza integrativa, il Fondo Sanità, e un fondo sanitario integrativo, dedicati agli iscritti e ai familiari. C’è molta attenzione alla tutela della genitorialità, attraverso misure specifiche, e una copertura per la long term care. Oggi Enpam eroga mutui per l’acquisto della prima casa o del primo studio. È poi possibile l’iscrizione alla Fondazione per gli studenti di medicina dal quinto anno di corso, rendendo subito possibile l’accesso a una serie di prestazioni prevido-assistenziali. Insomma, l’ente garantisce un sistema di welfare molto ampio, garantendo l’accesso a opportunità non comuni per altre tipologie di lavoratori.

Servizi senza dubbio interessanti.

Enpam è un ente solido e innovativo. Se, facendo un paradosso, da domani i nostri iscritti non versassero più i contributi, potremmo comunque garantire il pagamento, grazie alle riserve accumulate, degli stessi trattamenti erogati nel 2017 (mi riferisco all’ultimo bilancio approvato) per i prossimi 13 anni. ENPAM, poi, investe anche in innovazione e redige un bilancio sociale. La Fondazione ha implementato la comunicazione, con l’obiettivo della trasparenza e dell’informazione efficiente: al nostro tradizionale magazine, Il Giornale della Previdenza dei medici e degli odontoiatri, è stata affiancata una newsletter settimanale con la quale si cerca di sviluppare anche la cultura previdenziale e professionale.

Il vostro problema di percezione è stato migliorato?

In sostanza, per migliorare e mantenere la propria reputazione la Fondazione ha lavorato sia sull’efficacia delle attività a servizio degli iscritti che su un’informazione ancor più chiara e puntuale. La percezione di Enti come il nostro è spesso condizionata dal passaparola, perché gli iscritti lavorano in team e si scambiano molte informazioni.

I social sono importanti nella costruzione della vostra reputazione?

La Fondazione è consapevole della loro importanza e, pertanto, sono costantemente monitorati. Va prestata molta attenzione, perché una istituzione come la nostra, che si occupa di temi tecnici molto specifici, può facilmente fallire l’obiettivo in un contesto dove la riflessione e la competenza a volte passano in secondo piano rispetto all’emotività, velocità e sinteticità del dibattito. La Fondazione comunque è presente sulle principali piattaforme, con l’obiettivo di creare una vera e propria community, che oggi ancora non c’è.

Tornando al bilancio sociale e alla CSR cosa può dirci in più?

La nostra responsabilità sociale è insita nelle attività che svolgiamo. Il primo contributo che gli enti di previdenza forniscono al paese, è erogare prestazioni previdenziali e assistenziali ai propri iscritti, nell’ambito di una solidarietà endocategoriale che non incide sulle casse dello Stato e che non richiede il ricorso alla fiscalità generale. Un esempio, per comprendere al meglio: oggi gli iscritti alla Fondazione godono di una copertura per la long term care che garantisce, senza versare ulteriori contributi e senza richiedere esborsi da parte della collettività, l’erogazione di una prestazione di 1.050 euro al mese.

Ancora un’ultima domanda. Prima di ENPAM lei si occupava di una situazione ben diversa, quella di Auditorium. Cosa può dirci in proposito?

Per me è stata un’esperienza fantastica. L’Auditorium ha avuto un impatto straordinario sulla trasformazione di un intero quadrante della città di Roma. In pratica è stata presa una zona della città che all’epoca era in abbandono, e attraverso una struttura culturale e un cantiere di idee è stata trasformata in un polo culturale per i cittadini, e in un sistema di promozione dell’immagine di Roma. Era una scommessa, ha funzionato bene: il risultato è straordinario. Se non è questo agire responsabilmente, cosa lo è?

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