Impresa e armonia globale Made in Italy

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a cura di Nicola Vidali

Impresa e armonia globale Made in Italy

BrunelloCucinelli

Non potevamo parlare di territorio e impresa senza capire più da vicino come sia stato possibile combinare globalizzazione, finanza e umanesimo in modo naturale come fatto da Brunello Cucinelli, visionario italiano che ha fatto di questi principi un format imprenditoriale vincente nel mondo con la sua azienda, nata familiare e capace nel 2019 di raggiungere un fatturato globale pari a 607M di Euro, senza perdere impostazione etica e carattere.

La sua avventura imprenditoriale nasce da una visione di sostenibilità a 360 gradi. Quali sono stati i valori cardine ai quali si è ispirato e quanto la componente territoriale l’ha influenzata?

Vengo da una famiglia contadina, e tutta la mia infanzia si è nutrita di valori legati alla terra come madre generosa e protettiva. Ho appreso presto ad ascoltare la voce del Creato e a rispettare le regole non scritte della sincerità e della verità. La famiglia ha generato in me valori fondanti come il rispetto di chi ci nutre, del lavoro e della dignità dell’uomo; la natura mi ha insegnato l’ordine, la rigenerazione delle risorse e la lentezza delle trasformazioni. Così ho imparato, nel mio lavoro, a non produrre mai oggetti che danneggino il Creato, a non alterare i tempi di produzione, a immaginare sempre in anticipo le contrarietà e ad avere rispetto di ogni persona. A tale preziosa, ne è seguita una seconda, quando coi miei ho lasciato la campagna per inseguire il sogno della città, come facevano molti negli anni del cosiddetto “Boom” economico. Avevo quindici anni, non avevo molta voglia di studiare, ma non dovevo più lavorare la terra. Iniziai così a frequentare il bar, la mia finestra sul mondo, la mia università dello spirito, tra persone geniali, dalle quali appresi molto per la mia impresa, e timide, che mi insegnarono a proteggere i deboli.

Se al centro di ogni modello produttivo deve sempre esserci il fattore umano, come è riuscito a mediare tra il liberalismo economico, la globalizzazione e la salvaguardia di un know- how tradizionale proprio di specifiche realtà culturali?

Non sono tanto sicuro che tali temi non possano dialogare fruttuosamente, e francamente credo che immaginare la vita come un insieme di contrasti danneggia la sua spontaneità e la sua creatività. Qui a Solomeo operiamo sotto il segno dell’armonia, un’armonia universale ispirata dalle leggi della natura. Tale valore ideale mi ha portato a essere inclusivo e accettare le differenze che entrano in gioco nel mio lavoro. Ho scoperto che le opposizioni tra le cose sono nella nostra mente; cambiandola, i contrasti si mutano in opportunità, i conflitti in alleanze, l’ostilità in empatia. A Solomeo, borgo dello Spirito e dell’armonia universale, facciamo così.

Quali reputa siano le migliori politiche di salvaguardia del nostro Made in Italy da un punto di vista reputazionale, pensando anche ai giovani e agli imminenti programmi di sviluppo economico?

Più che di politica, parlerei di atteggiamenti e intendimenti. I migliori sono, credo, proprio i più semplici, come mantenere viva la tradizione artigianale del Made in Italy, identità che è nostra specifica e ci ha fatto stimare nel mondo. Occorre continuare a essere artigiani umanisti, senza farsi portare via l’anima dai modelli tecnologici. Penso ai giovani che abbiamo spesso deluso ultimamente. È tempo di essere più responsabili nei loro confronti, comprendendone forza, entusiasmo e capacità. Credo che il punto di partenza sia la scuola, dove è necessario avere le idee chiare sull’identità. Se è preziosa una scuola che insegni un mestiere o una professione, è forse ancora più utile una che insegni l’umanesimo. Qui a Solomeo esiste da anni una Scuola professionale con diverse discipline, dal tessuto alla falegnameria, dall’orticoltura all’arte fabbrile. I docenti sono conoscitori della teoria, ma anche dei pragmatici e umanisti. Nessun insegnamento è per me completo e fertile se non associa alla teoria la prassi, e a questa i valori umanistici.

Quale progetto o sogno nel cassetto ancora coltiva?

Non uno, ma mille sogni, generati spontaneamente, come una sorgente perenne, dal cuore. Prego il Creato che mi dia quanta più vita possibile, per dedicarla a concretizzare quanti più sogni possibile. Ma non voglio svelarli, perché vi toglierei la gioia della sorpresa, quando li vedrete realizzati.

Grazie Brunello, speriamo di vedere sempre più organizzazioni e imprenditori portare avanti come te la massima di Gandhi “Sii tu il cambiamento che vorresti vedere negli altri”.

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