La comunicazione, un Folletto e una tavola da surf

a cura di Jacopo Frattini

La comunicazione, un Folletto e una tavola da surf

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In Italia nel 2015 ci sono stati 36,6 miliardi di italiani che hanno navigato attivamente su Internet, su una popolazione di 60,8 milioni di individui. 28 milioni di loro sono attivi sui social media. Una nuova realtà parallela dove dobbiamo sottostare a nuove regole. Per esserci, appunto. Per essere visibili. Già, la visibilità che assume lo stesso valore di realtà. Perché se sui social hai un ruolo, significa in modo direttamente proporzionale che nella realtà sei ugualmente importante. Dove un post assume più rilevanza che un colloquio con un nostro amico. Tutto perché i follower rappresentano la prima chiave interpretativa che qualsiasi webnauta fa su di noi. Il pericolo è rappresentato dal modo in cui ci creiamo un’opinione. Dalla velocità con cui lo facciamo. Se non abbiamo un obiettivo, una strategia su come vogliamo essere visti e considerati, finiremmo per commettere un errore fatale. Perché è necessario ricordare e pensare che internet ha una memoria infinita. I motori di ricerca possono riproporci una foto di una decade fa e renderla ancora attuale. E il circuito funziona perché l’opinione va a braccetto con la reputazione. Riproponiamo questo schema in campo aziendale. Le aziende con internet si sono viste aprire un nuovo orizzonte. Si sono fatti largo nuovi modelli di business che hanno costretto manager e imprenditori a modificare il proprio modo di ottenere profitti. I social non sono più solo luoghi, diventano mercati.

Opportunità di business per acquisire nuovi clienti. La prima azienda che in Italia ha portato un modello di marketing innovativo era stata la Folletto. Il classico venditore di aspirapolvere che batteva tutti i posti più sperduti in Italia per crearsi nuovi lead (potenziali clienti). Ogni giorno era utile per visitare una nuova casa con il faticosissimo porta a porta oppure organizzare merende con più casalinghe. E quante volte ci è capitato di vedere il rappresentante esibire le prestazioni del suo prodotto. Quell’ora non era una semplice visita, ma una vera e propria strategia di vendita. Il fatto già di ospitare nella propria abitazione il venditore, metteva nella condizione quest’ultimo di creare un rapporto empatico con il proprio lead. Il gentile venditore creava una necessità nel suo interlocutore, facendo sì che le prestazioni del suo folletto da quel momento diventassero non straordinarie ma necessarie. Tanto che in quell’ora di dimostrazione il potente folletto toglieva da qualsiasi tappeto ogni macchia e ogni residuo dimostrando che in ogni casa lui ci dovesse essere. Con internet questo faticoso meccanismo è stato azzerato, sviluppando nuove strategie per raggiungere il medesimo risultato. Come le campagne di advertising o la creazione di contenuti di valore per raccontare lo storytelling aziendale. Cos’è lo storytellig? È una storia, capace di suscitare emozioni, spiegare i perché, illustrare i come e invogliare l’ascoltatore a cercare il cosa.

È un modo diretto per spingere il nostro potenziale cliente ad avere una necessità. Trasliamo questo concetto e applichiamolo al caso che stiamo vedendo. Oggi con questi strumenti un’azienda di Folletto può facilmente ottenere un contatto con la propria strategia social e successivamente concludere una vendita sul web, senza dover fisicamente intavolare nessuna trattativa e nessuna dimostrazione con un conseguente risparmio e margine economico. Proprio perché il web appunto è uno tsunami; o ci facciamo travolgere o lo cavalchiamo con una tavola da surf.

a cura di Jacopo Frattini

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