Nicola Perrone Direttore dell’agenzia di stampa Dire

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a cura di Elisabetta Colangelo

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Una Reputazione a prova di stampa

 

Nicola Perrone è il direttore di Dire, tra le principali agenzie di stampa italiane: più di 2 mila lanci (news) quotidiani sui propri notiziari tematici multimediali. Nata nel 1988, Dire oggi vanta 6 sedi nel territorio nazionale e una a Bruxelles, ed è specializzata in politiche parlamentari, di governo, regionali e locali, oltre che esteri, welfare, sanità, ambiente e giovani. Reputation Review lo ha intervistato sui temi di informazione e Reputazione.

Direttore, quanto vale oggi la Reputazione?

Da giornalista e direttore di una testata in cui lavorano 96 giornalisti, posso affermare che la Reputazione è tutto. In redazione ci confrontiamo quotidianamente col valore della Reputazione, tenendo ben presente che le notizie che veicoliamo hanno al centro persone e organizzazioni che rischiano la propria. E dunque devono essere verificate molto attentamente.

Parlando di voi, come si costruisce la Reputazione di una testata giornalistica?

Puntando sull’affidabilità e l’attendibilità, e portando avanti la professione giornalistica con grande scrupolo. Un cronista non parte mai da una tesi, magari può avere un’idea di base che gli è stata suggerita da una fonte, ma nel momento della costruzione del pezzo il materiale in suo possesso dovrà essere perfettamente attendibile e verificato con fonti incrociate.

Quali sono le difficoltà maggiori oggi, nel mondo dell’informazione?

Io credo ci sia un problema di chiarezza che riguarda la differenza tra comunicazione e informazione. Eppure sono due campi completamente diversi. La comunicazione ha a che fare con gli interessi di individui o organizzazioni che vogliono far sapere qualcosa che porta giovamento. L’informazione invece ha a che fare con la verità, che come diceva Primo Mazzolari, «fa sempre male a qualcuno».

Ci fa un esempio di crisi di Reputazione di cui vi siete occupati nel momento in cui avete trattato la notizia?

All’agenzia, essendo molto radicata sul territorio, capita spesso di ricevere richieste d’aiuto. Noi indaghiamo, sentiamo le controparti e in molti casi abbiamo dato agli interessati la possibilità di replica.

Voi vi siete mai trovati a gestire una vostra crisi di Reputazione?

Dire è un’agenzia certificata, ogni anno certifichiamo tutto il nostro ciclo di produzione e anche le “ripetizioni corrette”, segnale che aiuta a qualificare la nostra Reputazione. In parole povere: quando un’agenzia si rende conto di aver pubblicato una notizia errata, deve immediatamente rifare il lancio con la correzione. Noi facciamo più di 2 mila lanci al giorno e sbagliare è sempre possibile, ma ci risulta una percentuale minima di errore verificata dai consulenti esterni che ci certificano.

Parlando invece di comunicazione, diamo qualche consiglio ai professionisti che ci leggono. Per esempio: in che modo un’azienda può riuscire ad attrarre l’attenzione di una testata giornalistica?

Alle aziende che si misurano con la comunicazione direi che oltre a parlare in prima persona è utile creare una rete di osservatori che possano portare una testimonianza positiva. È un qualcosa che aggiunge valore e onore alla comunicazione classica. Per fare un esempio, la notizia che la compagnia aerea Ryanair ha ricevuto la certificazione di affidabilità da Codacons, che in genere è severo con tutti, ha sicuramente accresciuto la sua Reputazione.

Nel caso di una comunicazione classica invece, come deve essere strutturato un buon comunicato stampa?

Un comunicato funziona se le prime 10 righe contengono tutte le informazioni più importanti, perché il tempo di attenzione di chi lo legge, soprattutto in una agenzia stampa, non supera i 15 o 20 secondi, che corrispondono appunto a 10 righe. Se è fatto così, si può avere la possibilità di essere inseriti nel circuito delle notizie. Invece noi italiani abbiano la cattiva abitudine di mettere le cose importanti alla fine, ed è uno dei motivi per cui spesso i comunicati stampa risultano inefficaci.

E in che modo dunque un’azienda può costruire una Reputazione “a prova di stampa”?

Puntando sulla trasparenza, unite alla consapevolezza che il proprio valore deve essere dimostrato non solo personalmente, ma anche da una rete di osservatori. Tenuto conto della velocità con la quale circolano le notizie, oggi è folle pensare che un’organizzazione possa nascondere per molto tempo le proprie defaillances. Se viene commesso un errore è meglio renderlo pubblico subito, magari chiedendo scusa. Il lettore, in questo senso, è disponibile a restituire la propria fiducia, mentre non lo è affatto se si trova davanti a una bugia, o la pretesa di essere giustificati a priori.

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