Parole fantastiche e dove trovarle: BLOCKCHAIN

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a cura di Davide Ippolito

Parole fantastiche e dove trovarle: BLOCKCHAIN

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Nel 1995 avevo 12 anni e frequentavo la seconda media. Era un’età delicata: troppo piccolo per sentirmi un ragazzo ma troppo grande per essere ancora un bambino. I rapporti con i miei coetanei diventavano più complessi e per essere considerato “parte del gruppo” dovevo conoscere le novità tecnologiche.

DI DAVIDE IPPOLITO | COFOUNDER ZWAN

 

Era una questione di scambio sociale, non di utilità. Se più di 5 compagni di classe conoscevano una determinata tecnologia e io no, ero fuori.

Nel 1995 la Casio aveva lanciato My Magic Diary. Per chi non lo ricordasse, si trattava di una sorta di agenda elettronica, dotata però di diverse funzioni che la rendevano un ottimo esempio di prodotto “pre-smartphone”. Poteva creare ritratti degli amici in rubrica, memorizzare una parola segreta per proteggere i contenuti, salvare note e appuntamenti, impostare una sveglia, fornire informazioni sui fusi orari del mondo, risolvere calcoli matematici e in più offrire svago con qualche mini gioco.

Se tu ragazzino non possedevi My Magic Diary o non la sapevi usare, o peggio ancora, se non sapevi cosa fosse, ripeto, eri fuori. Era un oggetto desideratissimo, e anche io lo volevo tanto. Poi finalmente i miei me lo regalarono, e dopo appena due settimane scoprii che l’unica funzione che tutti volevano utilizzare era quella che calcolava l’affinità di coppia.

My Magic Diary all’epoca era considerata da alcuni una rubrica digitale, da altri un sistema di messaggistica, da altri ancora un diario segreto o una calcolatrice. Nessuno ci vide quello che forse realmente era: l’antenato dello smartphone e del tablet.

Apro una piccola parentesi: mentre scrivo questo articolo ho acquistato una My Magic Diary usata su eBay.

Diventato adulto mi sono poi accorto che il mondo del lavoro per certi versi rispecchia le mie difficoltà sociali di quando avevo 12 anni. Ogni anno c’è qualcosa di nuovo e importante da conoscere, perché altrimenti rischi di uscire dal giro e diventi, lavorativamente parlando, “morto”.

Le novità di cui dobbiamo occuparci sono sempre più complesse, e hanno un forte impatto sulla nostra vita, in maniera diretta o indiretta. Sono definite da “parole fantastiche” come Web 2.0, start up, industry 4.0, economia circolare, Big Data, resilienza.

E ora è arrivata anche la Blockchain.

«Che cos’è una Blockchain? Il termine è una parola d’ordine che è sempre più mal definita»

ha dichiarato David Gerard, autore del volume: “Attack of the 50 Foot Blockchain: Bitcoin, Blockchain, Ethereum e Smart Contracts”.

Esistono innumerevoli spacciatori di disinformazione sulla Blockchain su giornali, radio, blog e video. Perché quasi tutti partono da una premessa sbagliata. Non esiste una definizione universale della Blockchain. E vi è disaccordo diffuso su quali qualità siano essenziali per poter chiamare una tecnologia “Blockchain”.

La definizione data da Google per “Blockchain” è la seguente: “un libro mastro digitale in cui le transazioni eseguite in bitcoin o in un’altra criptovaluta sono registrate cronologicamente e pubblicamente”.

E sul sito Investopedia si legge: “Una Blockchain è un libro pubblico digitalizzato, decentralizzato e pubblico di tutte le transazioni di criptovaluta”.

Dunque, mentre la maggior parte di noi concorda sul fatto che una Blockchain è un “libro mastro digitale”, bisogna però specificare che molte Blockchain non sono associate a una criptovaluta e non sono registrate pubblicamente. Alcuni potrebbero persino sostenere che una Blockchain non deve necessariamente essere digitale.

IBM invece la definisce così: “La tecnologia Blockchain viene utilizzata in una rete di partiti peer-to-peer, che partecipano tutti a una determinata transazione”.

Tuttavia la Blockchain di Mastercard, non è visualizzabile da nessuno – e sembra non avere alcuna funzione oltre a quella di marketing, dal momento che la società ammette che le transazioni sono ancora eseguite attraverso il sistema originale.

E continua: “Blockchain è una struttura dati ad una sola via – si può solo aggiungere non togliere – che contiene record di dati che sono collegati crittograficamente insieme, la concatenazione di questi dati tramite crittografia asimmetrica avviene solo se la maggioranza dei membri della rete arrivano al consenso sulla base di regole pre-concordate”.

Una significativa porzione dei nuovi utilizzi della Blockchain, come quella proposta per il settore finanziario, sono le cosiddetti Blockchain “private”. Chi li critica sostiene che questi progetti sono semplicemente a mascheratura di qualche vecchia tecnologia.

“Blockchain ‘privato’ è un nome confuso per definire un database condiviso”, ha scritto Arvind Narayanan, un professore di informatica a Princeton. Narayanan sostiene che l’innovazione chiave dietro la Blockchain di Bitcoin consisteva nel cosiddetto meccanismo di consenso sul proof of work, che intendeva sostituire la necessità di un’autorità centrale con regole e incentivi che mantenessero onesti i membri della rete.

Insomma: senza esempi di applicazione reale nel mondo del lavoro, c’è qualcosa di veramente nuovo nella Blockchain?

In questo numero di Reputation Review abbiamo provato a rispondere a questa domanda. Cercando di spiegare in modo comprensibile i diversi aspetti della tecnologia e come potrebbe essere utilizzata nell’azienda dei nostri lettori, e osservando come si muovono i grandi player.

Nel frattempo, io non vedo l’ora che arrivi la mia vecchia agenda My Magic Diary.

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