Profit, No Profit

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a cura di Davide Ippolito

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Nel Privato o nel Pubblico,  lavoriamo tutti nello stesso settore. Quello del tempo.

DI DAVIDE IPPOLITO | COFOUNDER ZWAN

 

Oggi vi svelerò il segreto che può permettervi di stracciare i contratti che avete stipulato con Zwan e farci definitivamente fallire. Ma vi spiego anche perché non lo farete mai.

Diceva il filosofo Ludwig Wittgenastein:

«Ogni volta che pensiamo al futuro del mondo, intendiamo il luogo in cui esso sarà se continua a procedere come ora lo vediamo procedere, e non pensiamo che esso non procede seguendo una linea retta, ma una linea curva, e che la sua direzione muta costantemente».

In un’epoca come la nostra, in cui le cose si muovono sempre più velocemente, abbiamo l’impressione di poter fare tutto mentre intorno a noi si moltiplicano possibilità e strumenti. Con questa illusione ci sentiamo nel dovere di fare tutto, e così aumentiamo la nostra sensazione di insoddisfazione.

Questo vale in tutti i settori, ma ancor di più in quello della comunicazione. Non è facile trovare la propria strada in mezzo a tante possibilità: con l’aumentare delle offerte, aumentano anche le prospettive e i punti di vista dei cosiddetti “opinion leader”.

Alcune settimane fa ho avuto l’onore e il piacere di moderare un piccolo dibattito sulla Reputazione al Forum della Comunicazione, tenutosi a Roma lo scorso marzo, tra due relatori con un approccio totalmente diverso, Simona Anelli, direttore della comunicazione di Unindustria Roma, e Andrea Gallo, editore di FASI.biz, magazine on line di riferimento per il mondo della finanza. Qualche giorno dopo ho incontrato un gruppo di studenti alla facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza, per proiettare un documentario realizzato in Silicon Valley con Federmanager Academy. Nonostante i target apparentemente differenti ho provato ad esprimere un’unica idea che nella mia mente diventa sempre più nitida e chiara. E cioè: qualsiasi attività svolgiate o vogliate svolgere in futuro, oggi non è più possibile collegarla in una macro categoria (no profit, commercio, industria, management e così via) bensì nell’unico settore che accomuna qualsiasi attività: il tempo.

Perché?

Se oggi ad esempio possiamo trovare qualsiasi informazione online, qualsiasi prodotto, qualsiasi investimento o qualsiasi relazione a portata di click, il lavoro da fare è di selezione e di filtro. Cosa fa un ente di formazione o un sindacato se non scegliere contenuti interessanti da proporre al proprio target per portare maggior valore nel minor tempo possibile, dire ciò che è giusto e ciò che non lo è? Cosa fa chi possiede un negozio se non lavorare per selezionare i prodotti adatti al proprio target risparmiandogli estenuanti ricerche? E in un campo professionale, dove è possibile acquistare progetti standardizzati, fare investimenti o richiedere finanziamenti seduti comodamente alla propria scrivania, cosa resta da fare ad un professionista?

Lavorano tutti nel campo del tempo. Quello che una persona impiegherebbe per assumere competenze in quel campo, per trovare ciò che gli interessa o la soluzione giusta per sé.

Il lavoro è far risparmiare tempo e nel settore del tempo si lavora con la fiducia, e con la propria reputazione, perché chi ha bisogno di “tempo” deve fidarsi di chi glielo vende.

E come si crea realmente una reputazione? Bè – e questa è la sintesi migliore che posso fornirvi sull’argomento – il segreto che potrebbe rendervi autonomi nel gestire le attività che ci affidate, ed è…

Rullo di tamburi

Creare tensione emotiva.

Perché quando si crea tensione emotiva si crea status.

Ci sono due modi di svolgere il proprio lavoro: presentarsi in ufficio la mattina, svolgere il proprio compito ed essere un ingranaggio sostituibile del nostro settore, oppure diventare un agente del cambiamento. Ovvero, essere quel qualcuno che crea tensione emotiva.

Noi, in quanto esseri umani, non vogliamo sentirci esclusi, lasciati indietro, disinformati o inetti. Vogliamo andare avanti. Vogliamo essere integrati. Vogliamo contare.

Questa percezione costituisce la tensione emotiva e viene creata intenzionalmente attraverso attività di comunicazione che definiscono il nostro status.

Qual è dunque la nostra collocazione nel mondo? Cosa pensano di noi le persone che ci circondano? Chi è “in” e chi è “out”?

Quando gli imprenditori di Las Vegas hanno costruito casinò di lusso, hanno creato tensione emotiva per molti fruitori. Fruitori che fino a qualche mese prima erano soddisfatti di casinò qualsiasi, si sono sentiti cittadini di seconda classe. «Posso mai essere il tipo di persona che frequenta un casinò secondario?» si saranno certamente chiesti.

Lo status dunque si crea non grazie ad una idea migliore o a una soluzione più semplice o una procedura più efficiente ma perché la cultura cambia e bisogna fare in modo di posizionarsi sempre al primo posto, nel nostro settore, nell’immaginario degli altri. È necessario che le persone ci associno alla parola chiave che vogliamo governare, reputandoci i migliori di quel settore, fidandosi ciecamente di noi.

Facciamoci questa domanda: perché qualcuno deve scegliere noi (o il nostro prodotto o servizio) piuttosto che un nostro competitor piuttosto che non fare nulla? Contribuiamo allo status del nostro target? Siamo pronti a fare in modo che il nostro target si fidi ciecamente di noi comprando (in qualsiasi forma) il nostro tempo?

E ora che vi ho svelato l’unico vero segreto che applichiamo a tutte le nostre strategie, avete capito perché continuerete comunque a rivolgervi a noi?

Perché siamo esperti nel business del tempo, e siccome il tempo a voi serve a fare bene il vostro lavoro, noi siamo il partner affidabile che vi consente di poterne disporre per dedicarlo alle vostre attività.

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