La dottoressa Francesca Verga è vice chairman del board de La Scuola d’Italia Guglielmo Marconi di New York e chair del Gala annuale. Medico di formazione, vive negli Stati Uniti da molti anni e svolge il suo ruolo all’interno della scuola a titolo volontario. In vista della nuova edizione del Gala – principale evento di raccolta fondi dell’istituto – racconta come nasce la serata, a chi sono destinati i fondi raccolti e quali sono le sfide di una scuola bilingue e paritaria nel cuore di Manhattan.
Qual è il tuo ruolo all’interno dell’organizzazione del Gala?
Sono vice chairman del board della scuola e chair del Gala. Lavoro con un comitato di circa dieci-dodici volontarie: alcune sono mamme attuali della scuola, altre ex mamme, altre ancora amiche che mi affiancano. È un lavoro completamente pro bono: non sono dipendente della scuola e non percepisco compensi. Mi occupo soprattutto di reperire fondi, coinvolgendo sostenitori privati e aziende.
Il Gala si fonda su alcuni pilastri, come eccellenza, leadership e impatto filantropico. In che modo vengono rappresentati durante la serata?
Attraverso i premi che assegniamo. Quest’anno abbiamo quattro honoree, ciascuno legato a un ambito diverso.
La professoressa Silvana Riggio riceve l’Academic and Scientific Distinction Award: è l’unica italiana tra i premiati e rappresenta l’eccellenza accademica.
Mario Di Leonardo viene premiato per il suo impegno filantropico. A 93 anni ha deciso di destinare parte consistente dei suoi beni a diverse istituzioni, tra cui la nostra scuola, creando un endowment, un fondo di dotazione finanziaria, che garantirà una rendita nel tempo. È la prima volta che la scuola beneficia di un gesto di questo tipo.
Guy Chiarello riceve il Distinguished Leadership in Business and Finance Award. È un italo-americano di successo nel mondo finanziario che ha scelto di sostenere concretamente la scuola. Accettare di essere honoree significa anche contribuire in modo tangibile, con una donazione a favore delle attività e delle borse di studio.
Infine John Calvelli, presidente della National Italian American Foundation, tra le più importanti organizzazioni italo-americane qui in America, riceve l’Excellence in Institutional and Foundation Leadership Award.
Avremo anche una Special Appearance: l’attrice Julia Fox, nostra ex alunna, che sarà presente come Distinguished Alumna. Per noi è importante valorizzare il percorso dei nostri studenti anche dopo la scuola.
A cosa vengono destinati i fondi raccolti durante il Gala?
Il Gala è l’evento annuale principale di raccolta fondi e serve a due obiettivi fondamentali.
Il primo è sostenere il funzionamento e il buon andamento della scuola: stipendi degli insegnanti, spese operative, gestione ordinaria. Siamo una non profit e riceviamo solo un contributo limitato dallo Stato italiano: il resto si regge sulle rette e sulla raccolta fondi.
Il secondo obiettivo sono le borse di studio. Essendo una preparatory school bilingue – l’unica a Manhattan con doppio programma italiano e americano – vogliamo garantire l’accesso anche a famiglie che non possono sostenere interamente la retta. Le scholarship sono uno strumento essenziale per mantenere questa apertura.
La raccolta fondi si esaurisce con il Gala o prosegue durante l’anno?
Prosegue tutto l’anno. Dal primo gennaio al 31 dicembre. È la linfa vitale della scuola.
Oltre al Gala, organizziamo altri eventi: serate dedicate ai genitori, iniziative del Parents Association come bake sale o vendite natalizie. Stiamo inoltre lavorando per accedere a grant e fondi statali nello Stato di New York, presentando progetti e piani educativi che possano essere finanziati. Collaboriamo anche con fondazioni private e donatori individuali.
Che tipo di scuola è La Scuola d’Italia nel panorama di Manhattan?
Siamo una prep school che accompagna gli studenti dai tre ai diciotto anni. Offriamo sia il curriculum italiano sia quello americano e, negli ultimi due anni, anche l’International Baccalaureate per chi sceglie quel percorso.
Le rette sono significativamente più basse rispetto a molte altre scuole private di Manhattan, spesso quasi la metà. Non abbiamo le stesse strutture di campus molto ampi o grandi impianti sportivi, ma il livello accademico è molto alto. I nostri studenti vengono ammessi in università di primo piano, sia negli Stati Uniti sia in Europa: dalla Bocconi alla LUISS, dalla London School of Economics ad altri atenei internazionali.
Organizzi il Gala da molti anni. C’è un’edizione che ricordi in modo particolare?
Organizzo il Gala ufficialmente dal 2000. Ogni anno è una sfida: l’obiettivo è sempre raccogliere più fondi possibile per sostenere la scuola. L’anno scorso abbiamo raggiunto un risultato record. Quest’anno sono al secondo anno come unica responsabile e spero di superare quel traguardo. I segnali sono incoraggianti.
Ci sono novità in questa edizione?
Quest’anno abbiamo scelto di puntare con decisione sul mondo italo-americano. C’è un forte interesse, soprattutto tra le nuove generazioni, a riscoprire le proprie radici. Molti honoree sono italo-americani e dimostrano grande generosità e coinvolgimento.
Mi auguro anche che le grandi aziende italiane siano sempre più presenti non solo con donazioni simboliche, ma con un sostegno strutturato. La scuola ha bisogno di partner che credano nel progetto educativo e lo accompagnino nel tempo.
L’articolo Il Gala della Scuola d’Italia a New York, tra borse di studio e nuove alleanze italo-americane proviene da IlNewyorkese.