La reputazione dei manager: tra etica e responsabilità sociale

La reputazione dei manager: tra etica e responsabilità sociale

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Si parte dai valori e dall’etica personale per ottenere una reputazione che diventa la chiave strategica della nostra vita, sociale ed economica. Ieri Federmanager Treviso e Belluno, associazione che raggruppa 1200 dirigenti delle aziende industriali delle due province, ha deciso di dedicare il proprio convegno annuale, tenuto presso l’Auditorium Fondazione Cassamarca di Treviso, ad un tema di grande attualità, come quello della reputazione.

“La reputazione – ha detto Alessandra Duprè, presidente di Federmanager Treviso e Belluno – è intesa sia come la considerazione che gli altri hanno di noi ma anche come l’immagine che noi stessi volgiamo proiettare all’interno e all’esterno della nostra vita. E può rappresentare un driver competitivo importante e un asset strategico per noi manager e per le aziende in cui operiamo”.

A confermare l’importanza ed anche la complessità del tema, una serie di interventi che hanno coinvolto personalità della cultura, dell’economia e del marketing, moderati dal giornalista Claudio Brachino. Ed a lanciare già una prima provocazione è stato Davide Ippolito, direttore della rivista “Reputation Review” e autore del docufilm “Reputazione a rischio”, incentrato sulla creazione di un personaggio inesistente la cui storia fittizia è stata poi raccontata sui principali magazine e media nazionali. “Questo esperimento sociale – ha detto Ippolito – serve a spiegare quanto oggi la reputazione sia a rischio. In realtà è più corretto parlare di reputazioni, perché le dimensioni reputazionali sono molte, nei confronti dei fornitori, rispetto ai propri dipendenti, degli stakeholders, la reputazione finanziaria e molte altre. L’economia ha sempre avuto una solida base reputazionale. Ma l’avvento delle reti ha rivoluzionato questo concetto, passando dal locale al globale”.

A raccontare come una delle dimensioni reputazionali più importanti sia anche quella che affidiamo ai nostri collaboratori è stato lo chef Filippo La Mantia: “Per creare la tua reputazione, specie nel settore della ristorazione, ti devi concedere a 360°. Quella che io chiamo la mia brigata, ovvero i miei collaboratori, sono le persone a cui affido la mia reputazione. Oggi, a 62 anni, con il mio nuovo ristorante milanese, mi sono trovato di nuovo a metterla in discussione. Il problema è la difficoltà a trovare i colleghi che siano in grado di gestirla”.

Sulla complessità di costruire la propria reputazione ha parlato anche la digital manager Veronica Civiero, che ha messo in evidenza come oggi “le parole chiave siano: la consapevolezza di sapere che nel momento in cui comunichiamo online l’immagine di noi stessi non è più nostra ma la mettiamo in mano degli altri e non lo possiamo più modificare, la coesione, ovvero l’agire in unica direzione come imprese e come brand, la coerenza nei messaggi e la costanza nelle modalità di comunicazione”.

Secondo Giovanni Zoppas, ceo di Tecnica Group, la reputazione “si costruisce solo partendo da un lungo percorso, da una coscienza personale. E per costruirla serve, oltre alla coerenza anche la capacità di avere un pensiero largo. Un elemento di facilitazione è anche il mentoring, ovvero il saper trovare le persone giuste per poter costruire una reputazione di brand. Poi c’è sempre il fattore fortuna, anche se io credo che la fortuna sia una questione di carattere”.

Tanto complessa è la costruzione quanto il come agire quando ci si trova di fronte a quelle che sono chiamate “crisi reputazionali”. “Riparare una reputazione – ha spiegato la filosofa Gloria Origgi, direttore di ricerca del CNRS di Parigi – è un problema serissimo e molto tecnico. Ricordiamoci però che la maggior parte delle crisi reputazionali sono solo rumori, che andrebbero ignoranti perché se diciamo qualcosa non facciamo che aumentare il rumore e ingrandirlo. Diversi sono i gossip e i pettegolezzi, ossia le voci prodotte intenzionalmente per far male, che vanno risolte in modo creativo, come hanno saputo fare ad esempio Dolce & Gabbana. Se vi distruggono una dimensione reputazionale, bisogna puntare ad innalzarla su un’altra dimensione”.

In chiusura del convegno è intervenuto anche il direttore nazionale di Federmanager Mario Cardoni, che ha spiegato come quello della reputazione per i manager sia un tema delicato e importante: “La reputazione ci accompagna per tutta la vita. Per questo è essenziale, specie per associazioni come la nostra, saper gestire e monitorare la propria comunicazione. La comunicazione non è solo marketing ma è diventata una funzione strategica, legata anche al tema della responsabilità sociale. I manager oggi non sono più valutati solo sui risultati perché stiamo virando verso un modo di fare economia che guarda sempre più verso il sociale”.

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