Campari? Ecco come lo abbiamo reso un marchio senza tempo

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a cura di Davide Ippolito

Campari? Ecco come lo abbiamo reso un marchio senza tempo

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Quest’anno Reputation Review ha partecipato alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia, per analizzare le dinamiche che legano il mondo del business e delle aziende a quello della cultura e dell’intrattenimento, e capire quali sono i vantaggi di reputazione per un brand che realizza una partnership con una manifestazione internazionale tanto prestigiosa. 

Abbiamo dunque incontrato Clarice Pinto, Senior Marketing Director del gruppo Campari, uno degli sponsor principali del festival, che in ogni edizione organizza eventi e premi e allestisce una lounge ormai parte del paesaggio del Lido, frequentata da star, giornalisti e professionisti dell’industria cinematografica. 

Qui un estratto della nostra chiacchierata, l’intervista completa potrete trovarla in video sulla web tv Business+ tra le puntate di InsiderZ.

 

La storia di Campari comincia oltre 160 anni fa, e in qualche modo è sempre stata legata al mondo dell’arte. 

«Davide Campari, figlio del fondatore, Gaspare, aveva un suo proprio interesse particolare per l’arte, e quando nel 1882 passò alla guida dell’azienda è diventato uno dei primi imprenditori a portare gli artisti all’interno delle campagne pubblicitarie, puntando su contenuti  sempre provocatori e all’avanguardia, che sono diventati parte del DNA del brand. Uno per tutti? La bottiglia del Campari soda fatta disegnare da Fortunato Depero, del quale quest’anno festeggiamo il 90esimo anniversario». 

In che modo lavorate ai vostri contenuti di marketing?  

«Più che parlare di contenuti, quello che Campari ha cercato di portare avanti negli anni è l’offrire esperienze memorabili al proprio pubblico: sia col suo prodotto, cocktail come lo Spriz, il Negroni, l’Americano che oggi sono famosi in tutto il mondo, sia con eventi come la Mostra del cinema. In quest’ultima edizione, per esempio, abbiamo consegnato il premio Campari Passion for Film alla costumista americana Arianne Phillips, che ha realizzato i costumi di uno dei film più iconici presentati fuori concorso, Don’t Worry Darling di Olivia Wilde, e che consideriamo un’artista visionaria interessantissima. È per questo che nonostante la sua “età” Campari è considerato un marchio “timeless” e continua ad essere attualissimo. Per noi è fondamentale restare sempre un passo avanti e portare esperienze sempre nuove ai consumatori: a questo proposito funzionano molto bene gli artisti, che sono sempre all’avanguardia». 

A proposito, come nasce il claim “red passion”?

«La “passione” è sempre stata un valore trainante del brand, e la cosa più interessante è osservare come il concetto iniziale si sia evoluto nel tempo. Siamo partiti da una “passione” che era quasi un simbolo di sensualità per arrivare a definirla oggi come “ispirazione” per la creatività». 

E come viene alimentato dall’azienda questo spirito? 

«La visione del gruppo è sempre a lungo termine, sappiamo che dobbiamo evolvere tenendoci stretti alle nostre radici. Uno dei valori che riteniamo più importanti è l’essere sempre un pochino insoddisfatti e dunque domandarci costantemente quale possa essere il nostro futuro. Oggi Campari va benissimo, il Campari Spritz è uno dei cocktail più bevuti in Italia, ma noi continuiamo a interrogarci costantemente, e persino quando abbiamo affrontato la pandemia non abbiamo mai deviato dalla nostra visione».

Un’ultima domanda: qual è il consiglio che si sente di dare a una startup che oggi vorrebbe attingere alla grande esperienza Campari?

«Offrire esperienze memorabili e adattare i contenuti ai propri consumatori, in questo momento dobbiamo essere flessibili e versatili, non possiamo pensare che esista un modello che funziona per tutto. Un altro elemento che per noi è stato fondamentale, poi, è la coerenza con i nostri valori. E anche il non dare mai per scontati i nostri successi».

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a cura di Davide Ippolito

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