Il posto migliore per fondare una startup è l’Italia

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a cura di Emma Di Lorenzo

Il posto migliore per fondare una startup è l’Italia

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Angelo Minotti, due lauree vecchio ordinamento, una in Ingegneria Meccanica ed una a statuto speciale in Astronautica, un Dottorato di Ricerca in Meccanica Teorica ed Applicata, un Master in Sistemi di Trasporto Spaziale, è stato ricercatore e docente universitario. Dal 2003 collabora con realtà private ed istituzionali, girando il mondo. Fino a quando non ha deciso di fondare una startup – anzi due, MIPRONS e MIEEG, rispettivamente in ambito spaziale e terrestre, in Italia.

Il suo curriculum è molto ricco, negli anni da ricercatore di quali campi si è occupato e dove?

I miei molteplici anni da ricercatore sono stati, prima di tutto, un momento di confronto con le realtà ricerca di diverse parti del mondo. Mi sono occupato fondamentalmente di fluodinamica reattiva, applicata allo spazio ed alla produzione di energia, e di controproliferazione nucleare (esattamente bene a duplice uso e controllo degli armamenti).

Ho collaborato, inter alia, con la Princeton University, il King’s College di Londra, diverse Agenzie Spaziali in Europa, il PSI e l’ETH di Zurigo e l’Agenzia Nucleare francese CEA, con cui abbiamo depositato anche un brevetto. Ho lavorato per diversi anni come strutturato de l’Università La Sapienza. Alla fine del 2017, ho deciso di lasciare, avevo tante idee e volevo capire come concretizzarle. Nel 2018 ho viaggiato ancora più di prima: si parlava del Sud America, in particolare di Santiago de Cile, come la nuova New York, un luogo di opportunità. Sono stato anche in Asia, Australia ed USA per chiarire dove partire con le mie avventure.

A quel punto è tornato in Italia. Perché?

In Italia ho trovato il supporto da parte delle Stato che cercavo e che non ho riscontrato in altri paesi.
Benchè se ne dica, qui esistono realtà istituzionali che funzionano benissimo: ad es. con i miei soci ho costituito una startup in poche ore, a Roma, con 200 euro e grazie a uno sportello dedicato della Camera di Commercio. Con un notaio avremmo speso almeno 2500 euro e impiegato diversi giorni.

Un altro esempio da citare è l’ICE, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, che ci ha permesso di partecipare a dei programmi di accelerazione, e scale-up, prima a Shangai, nel 2019, e poi a Dubai e Houston, nel 2021.
Per finire, vorrei menzionare anche la Regione Lazio, con LazioInnova, ed il Ministero dello Sviluppo Economico, con Invitalia, che mettono a disposizione molti strumenti per supportare economicamente le startup di tipo innovativo (bandi a finanziamento totale o cofinanziamento, finanziamenti agevolati, ingresso in equity, etc.). Tutto questo, però, al netto delle difficoltà burocratiche e procedurali, che troppo spesso contraddistinguono e complicano, non tanto l’accesso al credito, ma le modalità di utilizzo.

Quali sono i valori necessari per fondare una startup di successo?

Fondamentalmente determinazione. Poi pazienza e collaboratori validi, soprattutto in ambito amministrativo, per gestire la mole di documenti che viene richiesta in caso di finanziamenti istituzionali. Una startup nasce e cresce, in primis, grazie all’impegno profuso dall’ideatore, e poi al supporto dei pochi soci con cui è stata fondata. Spessissimo i soci attivamente coinvolti scelgono di non percepire stipendio, per ridurre a zero le spese.

Per tale ragione ciò che dovrebbe cambiare, da parte degli enti istituzionali erogatori, è il paradigma con cui si approcciano.

Cerco di spiegarmi meglio. Non ci si può relazionare alle startup, appena costituite o di qualche anno, con le stesse modalità con cui ci si approccia a realtà già mature e potenzialmente strutturate con dipendenti specifici per la parte amministrativo/legale. Impostare le richieste di rendicontazione, spesso anche di poche decine di migliaia di euro, zavorrando di documenti da compilare (che impegnano settimane di ore uomo) o con rigidità tali, che fanno sembrare che un progetto debba esser finito già prima della sottomissione della domanda di finanziamento, è un clamoroso errore, che porta solo scoramento e danni per tutti.

Tutto questo è ancor più vero nell’ambito tecnologico, dove le novità e/o la necessità di variare la fase di progettazione e sviluppo dell’idea, oggetto del finanziamento, sono all’ordine del giorno. Si pensi anche che chi valuta non è neanche un tecnico; quindi, come può un amministrativo o un laureato in economia giudicare l’adeguatezza di una strategia progettuale sottesa ad un trovato ad altissimo contenuto tecnologico, spesso ancora in fase di sviluppo?

Di recente ha utilizzato anche lo strumento del crowdfunding. Lo ritiene utile?

Si tratta di uno strumento geniale, lo dico con stupore perché non mi aspettavo funzionasse così bene. In particolare, ho utilizzato il sistema del Crowdfunding for equity che consente di mettere in vendita un certo numero di quote azionarie. Ciò si concretizza nella cessione di una parte delle quote e nell’ingresso dei nuovi soci.

Parliamo delle due startup che ha fondato. Quali sono le applicazioni e quali gli obiettivi?

L’attuale trend tecnologico è la miniaturizzazione; ciò comporta, ad es., un maggiore efficientamento di tutti i sistemi ed un minor impatto ambientale grazie alla riduzione degli scarti di produzione.

Su questa stregua, ambo le startup cercano di rispondere ad esigenze attuali in ambito spaziale e terrestre. In particolare, MIPRONS viene utilizzata in ambito spaziale mentre MIEEG in ambito energetico-terrestre.
MIPRONS vuole prototipare un innovativo sistema propulsivo, caratterizzato da dimensioni miniaturizzate ed elevata potenza, che può essere installato su tutta la famiglia dei piccoli satelliti (nano, micro e mini), permettendo loro di compiere manovre in minor tempo rispetto allo stato dell’arte. Tutto ciò alimentato da acqua demineralizzata (economica e sicura).

MIEEG ha lo stesso approccio: vuole prototipare un generatore di energia elettrica miniaturizzato e ad alta potenza. MIEEG può utilizzare idrocarburi (metano, propano, etc.) o idrogeno, quest’ultimo ottenibile persino da acque reflue.

Il micro-generatore MIEEG può essere utilizzato come range-extender di quei sistemi a batteria che hanno proprio nelle difficoltà di ricarica, nella scarsa autonomia, nel peso o nel volume, delle batterie stesse, il punto debole.

Un’altra applicazione molto interessante è per la produzione di energia per sistemi abitativi (case, palazzi, campi tendati, etc.). In particolare, integrato con un sistema ad energia eolica o solare, potrebbe addirittura permettere di staccarsi dal servizio di fornitura elettrica nazionale.

Un esempio pratico: dopo la doccia, l’acqua in eccesso può essere conservata, filtrata, scissa in idrogeno/ossigeno che, per mezzo del generatore MIEEG, può produrre energia elettrica. L’applicazione può dar vita ad un nuovo concetto abitativo (fisso, mobile o di emergenza).

Verso quale futuro energetico stiamo andando?

Credo che sistemi piccoli, leggeri e puntuali, possano essere la strada. A meno che non si trovino tecnologie rivoluzionarie, le batterie non sono ancora “la soluzione” ma “una delle soluzioni”, sia per limiti intrinseci sia per le conseguenze a cui porterebbe avere sistemi basati solo su batterie; penso all’inevitabile ritorno al nucleare per la relativa ricarica.

È quindi necessario trovare qualcosa che ne migliori le performance. Ragionevolmente, ingegneristicamente parlando, la miglior soluzione potrebbe essere l’integrazione di diverse tecnologie, ottimizzate per aumentare l’efficienza globale del sistema su cui sono installate. Ad es., integrare le batterie, delle automobili elettriche, con dei sistemi di ricarica, appositamente progettati ed ottimizzati per quel tipo di uso, permetterebbe di avere auto ibride ad altissima efficienza e dalle performance migliori, sia dell’auto mossa dalle sole batterie, sia dell’auto mossa dal solo motore termico, che tutti conosciamo.

Il sistema che stiamo cercando di sviluppare, ha l’intento di realizzare qualcosa di più performante delle batterie e di gran lunga migliore degli attuali motori.

Cosa si può fare per sostenere questa evoluzione già in atto?

A mio avviso la via è duplice.
In primis, supportare le moltissime startup italiane che fanno ricerca applicata in questo settore e che stanno portando un elevatissimo avanzamento tecnologico. Quando dico supportare non mi riferisco solo al tema economico ma soprattutto al discorso di semplificazione procedurale a cui accennavo prima. In secundis, bisognerebbe migliorare il marketing e la comunicazione, per divulgare questi temi e far appassionare sempre più persone. Ad es. potrebbe aiutare un maggiore coinvolgimento dei licei e degli istituti tecnici, facendo in modo che l’esperienza delle startup venga portata nelle scuole, anche praticamente; penso ad iniziative come l’alternanza scuola-lavoro, dove la genialità e l’intuito dei giovani liceali troverebbe ampio sfogo in realtà più snelle e flessibili quali le startup.

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a cura di Emma Di Lorenzo

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