La mia Lamborghini a misura di donna: intervista a Katia Bassi

a cura di Elisabetta Colangelo

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La maison Lamborghini testimonia fin dal 1963 l’eccellenza dell’industria automobilistica italiana nel mondo. Reputation Review ha incontrato Katia Bassi, direttrice del Marketing e della Comunicazione e prima donna nella storia del brand a far parte del comitato direttivo per farsi raccontare come si costruisce un marchio iconico.

Siete tra i rappresentanti più glamorous del made in Italy. Qual è il segreto della Reputazione Lamborghini?

Non sono sicura si possa parlare di un segreto, certamente mettiamo molta coerenza nel nostro modo di comunicare, con la volontà di restare sempre in contatto con i clienti e i brand lovers che ci seguono sui social. Fondamentalmente raccontiamo quello che si fa in azienda: consideriamo le nostre vetture “ambassador” che narrano sé stesse attraverso uno storytelling vero e proprio, quasi come fossero “umane”. Durante il lock down per esempio le abbiamo mostrate ferme, come noi tutti, fotografate nei parcheggi e nei garage dei loro proprietari. E in particolare voglio aggiungere anche che il nostro AD, Stefano Domenicali, è una persona di grande empatia, e contribuisce a dare una forte immagine del brand.

Lei è la prima top manager donna nel board, precedentemente ha lavorato in Aston Martin, nella NBA in Italia, in FC Internazionale, in Ferrari. Può dare qualche consiglio professionale con chi si ritrova agli inizi della carriera?

Nel lavoro non ho mai seguito un filo conduttore preciso, tuttavia ho avuto la fortuna di essere stata reclutata da aziende che hanno compreso la mia flessibilità come manager: quando sei padrone della tua materia il settore dove operi è ininfluente. E’ invece estremamente importante che il lavoro sia nelle tue corde personali e che ti appassioni. In questo senso vorrei incoraggiare le donne a proporsi anche per le posizioni che in genere sono appannaggio del mondo maschile. Spesso non ci proviamo neanche, e invece è necessario buttare il cuore oltre l’ostacolo.

A Sant’Agata Bolognese siete già ripartiti dopo l’emergenza Covid. Quali sono gli aspetti più importanti oggi, per un’azienda che si rimette in marcia? 

Ci tengo a sottolineare che dietro le quinte Lamborghini non si è mai fermata. Abbiamo voluto chiudere l’azienda prima ancora del decreto che sanciva il lock down perché non c’erano contagi: la sicurezza delle nostre persone ha la massima priorità. La fabbrica ha chiuso, poi si è riconvertita alla produzione di mascherine e visiere per l’ospedale Sant’Orsola di Bologna. Tuttavia la nostra attività di comunicazione è diventata forse ancora più intensa di prima. Lamborghini voleva essere pronta alla ripartenza con una iniezione di energia per i suoi clienti, e quindi appena è stato possibile abbiamo lanciato insieme ad Apple la nuova Huracán Evo RWD Spyder attraverso la realtà aumentata. E’ stato un bellissimo successo, e dunque credo che “energia” oggi sia la parola d’ordine, per chi vuole ripartire.

Tornando a parlare di donne, lo scorso anno Lamborghini ha lanciato il progetto FAB (Female Advisory Board) un “think-tank” internazionale per discutere temi legati al ruolo femminile nei vari settori del lavoro, della cultura, dello sport. Che cosa può raccontarci in proposito?

Quando nel 2017 abbiamo lanciato il nostro SUV Urus, si è aperto un bel canale verso il mondo femminile, che per noi sta diventando un target sempre più importante. E come prima donna nel board sentivo la responsabilità di sviluppare quel mercato, cosa che i miei colleghi uomini hanno accolto con grande entusiasmo. FAB ha l’obiettivo di aprire un confronto a livello globale con quelle donne che non sono celebrities ma hanno costruito il proprio asset finanziario con le proprie forze, senza essere mogli o figlie di qualcuno. Parlo di imprenditrici, producer, economiste, creative. In più volevamo costruire un’opportunità per comunicare le attività del brand nel mondo della sostenibilità e della social responsability. Oggi mi piace pensare che le donne stiano comprendendo sempre di più che guidare una Lamborghini non è poi così intimidente e può essere un piacere anche al femminile.

 

 

a cura di Elisabetta Colangelo

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