Mario Sabino: portare il design italiano nel cuore del mercato americano

Mario Sabino: portare il design italiano nel cuore del mercato americano

Mario Sabino è un imprenditore italiano con oltre 35 anni di esperienza nel settore delle cucine e dell’arredo. Dopo aver avviato la sua carriera in Italia, si trasferisce negli Stati Uniti nel 1998 e nel 2007 fonda The Navona Group, dando vita a Navona, linea dedicata al settore contract, e a VETTii, brand di cucine e spazi residenziali di alta gamma.

Oggi le sue aziende operano tra Stati Uniti ed Europa, con produzione in Italia e progetti internazionali in Nord America, Asia e Sudafrica, supportati da showroom tra Boston e Miami. Unendo una profonda conoscenza del settore a una costante ricerca dell’eccellenza, Mario Sabino porta l’eleganza e la qualità del design italiano in abitazioni ed edifici in tutto il mondo.

La sua storia imprenditoriale nasce da un’intuizione maturata tra Italia e Stati Uniti. Ci racconta come è arrivato qui e come è nata l’idea di Navona?

Mi sono trasferito negli Stati Uniti nel 1998 e vengo da una famiglia che in Italia era già nel settore. Nei miei frequenti viaggi in America mi sono reso conto di una differenza fondamentale: in Italia, quando si compra o si costruisce una casa, la cucina non è inclusa; qui invece i costruttori sono obbligati a installarla. Ho capito subito che quello era un mercato enorme, ma anche molto difficile da penetrare. Ho iniziato a lavorare sui progetti, perché nel contract contano i volumi e la capacità di gestione. Il primo vero progetto l’ho ottenuto solo nel 2011, dopo quasi sei anni di tentativi, soprattutto a Boston, dove nessuno mi conosceva. È stato un periodo di grande fatica, ma quando finalmente è arrivata l’occasione giusta, da lì è partito tutto.

Navona nasce quindi come marchio contract. Quali sono state le principali difficoltà e come si è evoluto il progetto negli anni?

Il settore contract è estremamente complesso. Il prodotto, paradossalmente, è la parte meno problematica. La vera sfida è l’organizzazione: contratti, tempistiche, logistica, produzione, consegne. Ogni progetto ha clausole precise e non puoi permetterti errori.
Con Navona siamo cresciuti gradualmente. Dopo Boston abbiamo iniziato a lavorare anche a New York e in altri mercati. Abbiamo costruito un portfolio importante e rapporti solidi con grandi gruppi immobiliari. Navona è un prodotto di volume, progettato da noi, con cataloghi, moduli e modelli proprietari, ma prodotto da un partner storico che lavora esclusivamente a nostro marchio. È come se producessimo internamente, ma con una struttura più snella ed efficiente.

Nel 2020, in piena pandemia, nasce invece VETTii, il brand residenziale. Perché questa scelta e cosa distingue VETTii da Navona?

VETTii nasce da un’esigenza diversa: il residenziale di alta gamma. È un mondo opposto al contract. Qui non si lavora sui volumi, ma sull’unicità. VETTii è un prodotto completamente custom, artigianale, bespoke. Produciamo direttamente in Italia, a Pordenone, con una struttura più piccola ma altamente specializzata. Utilizziamo materiali di livello superiore e soluzioni tecniche proprietarie. Abbiamo sviluppato un’anta con telaio in alluminio su cui possiamo applicare materiali diversi, e due meccanismi, Mirabilis e Swing, progettati internamente. Non seguiamo una linea fissa: ogni cucina è costruita intorno al cliente, allo spazio e al modo di vivere l’ambiente.

n che modo i due brand riflettono una stessa filosofia di design, pur parlando a mercati diversi?

Il filo conduttore è il design italiano, ma declinato in due modi diversi. Navona è un prodotto intelligente, di alta qualità, pensato per il contract: design, affidabilità e prezzo competitivo. È un lavoro molto tecnico, basato sulle specifiche del progetto. VETTii invece è libertà totale: materiali, finiture, proporzioni, rapporto tra individuo e spazio. Non è solo una questione estetica, ma anche funzionale. Studiamo la mobilità nello spazio, l’uso quotidiano, il dialogo tra architettura e arredo.
In entrambi i casi il Made in Italy non è solo il luogo di produzione, ma un modo di pensare il progetto, di presentarlo, di raccontarlo.

Entrare nel mercato americano con un brand proprio non è semplice. Quali sono state le principali sfide e perché oggi i clienti vi scelgono?

Con Navona la sfida è stata conquistare fiducia in un mercato che non mi conosceva. Con VETTii la difficoltà è stata diversa: a Boston esistono marchi storici e affermati come Scavolini, Poliform. Io non sono un multibrand: ho creato un marchio mio, di nicchia.
I clienti ci scelgono perché offriamo qualcosa di diverso: un livello di customizzazione che molti brand non hanno, soluzioni tecniche esclusive e un rapporto qualità-prezzo molto competitivo per l’alta gamma. Inoltre, Navona e VETTii sono due mondi separati: clienti diversi, architetti diversi, reti commerciali diverse. Questo ci permette di essere molto focalizzati e credibili in entrambi i segmenti.

Il legame con l’Italia resta centrale. Come viene percepito dal pubblico americano e che ruolo ha avuto nella sua storia personale?

Il fatto di essere italiano conta molto. Non siamo intermediari: siamo italiani che vendono un prodotto italiano. Nel mio team ci sono persone italiane che parlano italiano e comunicano ogni giorno con la produzione. Questo viene percepito. All’inizio però non è stato facile. Vent’anni fa l’Italia non aveva una grande reputazione in termini di affidabilità. C’erano stati molti casi negativi. Ho dovuto conquistare la fiducia passo dopo passo, portando i clienti in Italia, facendo prezzi aggressivi, dimostrando serietà. Oggi guardo al futuro con prudenza: nuovi showroom, crescita graduale negli Stati Uniti e, dal 2026, un’espansione in Europa. Ai giovani dico sempre: l’America è il paese dei sogni, ma solo se sei disposto a lavorare duro. Nulla arriva gratis. Se dai tutto, però, qui tutto è possibile.

L’articolo Mario Sabino: portare il design italiano nel cuore del mercato americano proviene da IlNewyorkese.

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