Nino Asaro: cinque generazioni di passione per l’olio d’oliva

Nino Asaro: cinque generazioni di passione per l’olio d’oliva

Nino Asaro è la quinta generazione della famiglia Asaro, storici produttori di olio extravergine d’oliva nella Valle del Belice, in Sicilia. Oggi ricopre il ruolo di Business Development Manager presso United Olive Oil, l’azienda di famiglia che importa e distribuisce i loro prodotti negli Stati Uniti. Cresciuto tra Sicilia e New York, Nino unisce la profonda conoscenza della filiera olivicola alla visione globale del mercato internazionale, promuovendo l’eccellenza, la sostenibilità e l’autenticità dell’olio siciliano a livello mondiale.

La storia della famiglia Asaro affonda le radici nella Sicilia del 1916. Qual è l’eredità più preziosa che ti porti dietro da quella tradizione agricola?

L’azienda è stata fondata ufficialmente nel 1916 a Partanna, in provincia di Trapani, dal mio trisnonno. Il primo frantoio era piccolo e iniziò a frangere le prime olive per la produzione di olio e sapone all’olio d’oliva, destinati alla vendita locale. Ma la nostra presenza nella valle del Belice risale addirittura al 1700, con una tradizione agricola prettamente olivicola che si tramanda da più di 400 anni. Quello che considero l’eredità più preziosa è proprio questa continuità olearia, tramandata per cinque generazioni, unita all’integrazione verticale dell’azienda, che ci distingue nel settore. A differenza della maggior parte della concorrenza, che parte da oleifici o confezionatori, noi partiamo dall’azienda agricola vera e propria. Coltiviamo i nostri ulivi, in particolare la varietà Nocellara del Belice – l’oliva più conosciuta negli Stati Uniti – e seguiamo ogni fase della produzione fino al consumatore finale. Ancora oggi, la famiglia lavora in ogni settore dell’azienda: dalla parte agricola, alla manifattura, fino alla distribuzione. Questa verticalizzazione ci permette di mantenere qualità, tradizione e autenticità, creando un legame diretto tra la terra siciliana e il mercato globale. Nel 1921 abbiamo lanciato il primo brand e nel 1922 abbiamo aperto la prima compagnia di distribuzione negli Stati Uniti, che tuttora continua a rappresentare una parte fondamentale del nostro successo.

Quando hai capito che era arrivato il momento di trasformare un’azienda familiare in un marchio globale?

La chiave è capire non solo il mercato statunitense, ma qualsiasi mercato, mantenendo la propria identità e traducendola per il pubblico. Tradurre non significa solo marketing e branding: vuol dire anche strutturare la compagnia secondo le dinamiche locali. Gli americani, ad esempio, hanno un approccio molto strutturato al business, con un’attenzione particolare alla corporate governance e al ruolo dei coach aziendali. Questa differenza incide moltissimo sui risultati e ci ha spinto a modificare la strategia di marketing e branding. Il consumatore americano si concentra meno sulle proprietà salutistiche e culinarie dell’olio, come farebbe un italiano, e molto di più sulla storia e sull’eredità dell’azienda. Tradurre la tradizione in un linguaggio comprensibile e rilevante per gli americani è stato il vero passo cruciale per rendere il nostro marchio competitivo a livello globale.

C’è stato un momento di svolta nella tua vita professionale, qualcosa che ti ha fatto dire “Questo è il mio percorso”?

Sì, assolutamente. Come quinta generazione dell’azienda, ho iniziato nel 2017 nel dipartimento Operations, occupandomi di ordini, logistica, accounting, finance e marketing. Ho voluto capire tutta l’azienda a fondo, dall’agricoltura alla distribuzione, perché solo vivendo ogni reparto si può davvero conoscere la compagnia. Nel 2020 ho assunto la direzione delle vendite nel settore HO.RE.CA. – hotel, ristoranti e piccoli negozi specializzati – sviluppando il business in Nord America. In un’azienda familiare, i ruoli cambiano in base alle necessità: man mano che i dipartimenti si consolidano, i membri chiave della famiglia si spostano dove c’è maggiore bisogno. Personalmente, la parte che più mi entusiasma resta il contatto diretto con i clienti, raccontare la storia lunga 110 anni e vendere uno dei migliori oli al mondo.

Il mercato dell’olio extravergine è sempre più competitivo e confuso. Come si costruisce autorevolezza in un settore dove la qualità non si vede, ma si racconta?

Il primo fattore è la consistenza. Coerenza nella qualità del prodotto, nel servizio, nelle interazioni con i clienti e nella disponibilità. Non si tratta di dire che il cliente ha sempre ragione, ma che ha sempre diritto a chiedere e ottenere trasparenza, continuità e supporto. Il nostro ruolo è anche educare i clienti e trasformare i distributori in veri e propri ambasciatori del marchio, che comprendano e raccontino la nostra storia. Solo così un prodotto di qualità diventa parte di un’esperienza autentica e duratura.

Qual è la sfida più complessa nel mantenere un legame autentico con la terra, pur avendo una forte presenza negli Stati Uniti?

Paradossalmente, più il brand cresce all’estero, più rafforza il legame con la terra. La nostra espansione valorizza la tradizione agricola e rende la realtà siciliana accessibile al mercato globale. Crescendo in Nord America, abbiamo anche ampliato e migliorato la produzione agricola per sostenere la domanda internazionale senza perdere autenticità.

Che ruolo avranno le nuove generazioni nella vostra azienda? Stai già trasferendo loro una parte della tua visione?

Attualmente siamo io e mio fratello a guidare la quinta generazione. Lui, più giovane di me, sta seguendo le mie orme, studiando a New York e assumendo progressivamente responsabilità nel dipartimento vendite. La nostra visione viene trasmessa con orgoglio, non solo come questione personale, ma come attenzione alla famiglia e al brand centenario. L’obiettivo è garantire continuità e rafforzare il modello di successo sviluppato negli Stati Uniti, affinché la storia e la qualità del brand siano portate avanti anche dalle nuove generazioni.

L’articolo Nino Asaro: cinque generazioni di passione per l’olio d’oliva proviene da IlNewyorkese.

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