Gianmario Bertollo • Da un fallimento può nascere la speranza? Sì grazie a Legge3.it 

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Legge3.it è la più grande organizzazione italiana specializzata nell’aiutare le persone a liberarsi dai debiti, grazie alle procedure della legge 3 del 2012, detta anche “salva suicidi”. Fondata da Gianmario Bertollo (considerato tra i massimi esperti del settore) è una realtà estremamente vicina ad un tema così delicato quanto importante per la vita di molte persone che si trovano in situazioni di sovraindebitamento. La sua società opera in 75 province italiane e conta una squadra di oltre 60 specialisti tra avvocati e studi di consulenza su base territoriale.

Gianmario Bertollo, una vita dedicata e spesa interamente alla tutela delle persone sovra indebitate. Come nasce Legge3.it?

Legge3.it è una società di consulenza, nata per aiutare le persone che si trovano in condizione di

sovraindebitamento. Una parola che sta iniziando ad entrare sempre di più nel lessico italiano. Trovarsi in stato di sovraindebitamento significa che un soggetto non riesce più a far fronte ai propri impegni finanziari, non riesce a pagare i debiti contratti attraverso le risorse che ha a disposizione. A questo punto interviene Legge3.it.

In che modo? Su quale base normativa poggia Legge3.it per intervenire sui soggetti sovra indebitati?

Poggia sulla legge n.3 del 2012, un importante strumento normativo che prevede la possibilità per il sovra indebitato di poter avere un’altra vita, un’altra occasione di ripartenza. Dopo un fallimento, si può ricominciare grazie a questa legge.

Questa legge, quindi, interviene “azzerando” i debiti contratti?

No, non è esattamente così. Al sovra indebitato viene concesso, se lo merita e detiene determinati requisiti, di poter mettere a disposizione le risorse che ha per un periodo di tempo necessario a risanare quella parte di debiti che può saldare in base alle proprie possibilità. In questo modo si può sanare una situazione estremamente debitoria che altrimenti non sarebbe possibile sanare in alcun altro modo. 

Si tratta di una legge del 2012, ad oggi è passato un po’ di tempo e lo scenario socioeconomico è cambiato notevolmente. Secondo lei c’è bisogno di un’implementazione di tale norma?

Questa norma è stata introdotta nel 2012 e ho iniziato ad occuparmene nel 2016, quando ancora

non la conosceva nessuno. Non che ora sia famosissima, perché non c’è molta informazione a riguardo. Si inizia a conoscere soprattutto la nostra associazione che non a caso ha nel suo nome proprio la legge, perché ci siamo dati da fare per enfatizzare la sua divulgazione ai massimi livelli. Pensi che questa norma è stata introdotta e inglobata anche nel nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Certo, ci sarebbe ancora un po’ da fare, perché se vogliamo avvicinarci ai numeri degli altri Paesi europei o a quelli degli Stati Uniti, dovremmo snellire alcuni intoppi burocratici che non permettono a questa legge di essere applicata correttamente.

Ci dia qualche dato sullo stato di sovraindebitamento…

Secondo gli ultimi dati, risalenti al 2019, quindi pre-pandemia, si parlava di circa un 10% delle famiglie in stato di sovraindebitamento, quindi circa sette milioni di persone.

Numeri davvero impressionanti. Quindi, per ottimizzare l’applicazione di questa legge servirebbe una semplificazione maggiore?

Assolutamente, anche perché al contrario di altri Paesi europei, lo Stato italiano non ha le finanze per poter aiutare queste persone, però esistono diversi modi per fare in modo che loro possano avere a disposizione delle risorse per potersi permettere i professionisti che potrebbero garantire loro un aiuto.

Da Legge3.it, cosa proporreste al legislatore per rendere più efficace questa norma?

Direi che abbiamo un po’ di idee, le stiamo anche presentando concretamente al legislatore in modo che le persone sovra indebitate possano attingere ad alcune risorse che sarebbero a costo zero. Inoltre, abbiamo delle idee per far si che la pratica sia più veloce e che non siano più necessari 500 giorni per far arrivare la pratica sul tavolo di un giudice.

Recentemente è stato presentato anche il suo docufilm “Falliti”, che tratta proprio il tema del sovraindebitamento e di come si può uscire da un problema così grande grazie a Legge3.it. Come nasce questa idea?

Nasce dall’esperienza che abbiamo vissuto in questi anni, e soprattutto dal rapporto che abbiamo instaurato con quelle persone che vengono definite dalla società “falliti”. Questo termine, soprattutto in Italia, purtroppo ha un’accezione molto negativa; il fallimento nel nostro Paese non è concepito come un qualcosa che può capitare, ma come un’onta gravissima che difficilmente va via nel tempo. Negli Stati Uniti, invece, è un passaggio naturale che può succedere a chiunque abbia a che fare con un determinato business e che non preclude una ripartenza florida. C’è sicuramente un problema culturale in Italia che noi vogliamo scardinare ed è per questo che ho voluto realizzare il docufilm.

Cosa c’è nel futuro di Legge3.it?

Abbiamo in programma diversi nuovi progetti che vogliamo portare avanti. Innanzitutto, abbiamo pensato ad un altro film. Ad ottobre si terrà il secondo forum nazionale del sovraindebitamento, un evento che è divenuto anche un’importante fonte di dati, grazie al nostro report e alla nostra attività capillare che svolgiamo in ogni piccolo angolo d’Italia.

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