La Finanza ci salverà

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a cura di Davide Ippolito

La Finanza ci salverà

Editoriale RR24

Larry Fink, CEO di BlackRock, una delle società di gestione degli investimenti più importanti al mondo, ha scritto nella sua lettera annuale agli amministratori delegati nel gennaio 2019: “Lo scopo non è solo la ricerca del profitto, bensì la forza propulsiva per ottenerlo. Utili e scopo non sono affatto in contraddizione, anzi risultano indissolubilmente legati tra loro. Gli utili sono essenziali, se una società deve servire efficacemente tutti i suoi portatori d’interesse nel tempo – non solo gli azionisti, ma anche i dipendenti, i clienti e la comunità”.

Nella sua lettera del gennaio 2020, ha aggiunto questo: “In definitiva, lo scopo è il motore della redditività a lungo termine”.

Sul momento può essere considerato come un discorso tra tanti. Il mondo va in fumo, attenzione, non si può badare più solo al profitto bensì perseguire un bene più grande. Lo avranno detto in tanti: buoni samaritani, equivalenti di Greta Thunberg a tutti i livelli, filosofi, scienziati. Il tema non è nuovo… C’è un però, se a dirlo è il CEO di una delle prime banche di investimento al mondo, e il sottotesto dice, guardate che toglieremo i nostri soldi, toglieremo denaro, distruggeremo finanziariamente le imprese che non si iniziano ad adeguare agli ESG, che non guardano ad un bene più grande e che stanno distruggendo il mondo. Allora questo fa tutta la differenza del mondo.

A questo punto diventa chiaro che, per le aziende, lavorare sulla propria reputazione e guardare “oltre il profitto” diventa essenza stessa del profitto, perché uno dei principali criteri con i quali si finanzieranno le imprese sarà quello reputazionale.

Sempre in questi anni, due tra le più note società del mondo: Volkswagen e Facebook, sono state coinvolte la prima nello scandalo delle emissioni di CO2 alterate, e l’altra è stata chiamata in causa per non aver saputo tutelare i dati personali di milioni di suoi utenti. Entrambe le aziende hanno avuto delle perdite legate alle rispettive vicende. Perdite che hanno inficiato sul capitale economico e su quello Reputazionale.

Nel 2021 clienti, dipendenti, fornitori, comunità e azionisti sono alla ricerca di organizzazioni capaci di concentrarsi sul bene che l’azienda sta facendo alla comunità più che sulla necessità di fare soldi. Ma veniamo al problema nel nostro paese. Vorrei darvi dei dati e lo farò in una forma grafica, grazie allo splendido lavoro coordinato da Nicoletta Micheli.

Da questi dati, approfonditi meglio nell’analisi fatta con Reputation Rating emerge una posizione assolutamente scomoda per il nostro paese. Aggiungiamo poi che con l’avvento del web, le informazioni che vogliamo, sulle persone che vogliamo, sono a portata di clic. Se qualcuno si presenta, possiamo sapere tutto di lui in pochi istanti, mentre stiamo ancora conversando. Se vediamo un prodotto che ci interessa in negozio, possiamo paragonare il suo prezzo con quello proposto da altri 15.000 negozi online e decidere dove sia più conveniente comprarlo. Se un oncologo ci consiglia una terapia, possiamo, in pochi istanti, intercettare e guardare una diretta Youtube del più grande luminare del campo che ci racconta come ormai quella terapia sia superata. Se veniamo licenziati, abbiamo a disposizione intere community virtuali nel mondo che possono supportarci.

Non sto facendo apologia del web. Sto descrivendo delle situazioni che pongono questioni e interrogativi reali.

  • – Come riconoscere le buone informazioni da quelle cattive?
  • – Come scindere la realtà dalla distopia?
  • – Come scegliere i media cui dare affidabilità?

 

La reputazione diventa l’unico elemento di garanzia del sistema, se include la massima trasparenza possibile. Per questo oggi la reputazione non è soltanto il driver migliore di qualsiasi organizzazione, ma è anche la migliore sintesi dell’efficacia delle politiche intraprese e offre la migliore predittività per la sua capacità di adattarsi e sopravvivere nel futuro.

Perché scegli di affidarti a una determinata organizzazione piuttosto che a un’altra? Perché scegli di affidarti a un’organizzazione invece di non rivolgerti affatto a qualcuno? Come già detto, secondo le statistiche, principalmente per la sua reputazione. L’83,5% della popolazione, infatti sceglie oggi anche sulla base di temi legati agli ESG, e alla reputazione.

Il baricentro del sistema economico si sposta sempre più quindi dal capitale alla persona e questo sta trasfigurando in maniera inimmaginabile l’intera economia mondiale. Appare ormai sempre più chiaro che, dopo la quarta rivoluzione industriale, ovvero quella dell’Internet of Things, la quinta rivoluzione industriale sarà quella della Reputazione. Tutte le nostre scelte saranno sempre più legate a domande come “ti fidi di me?”, “ti fidi di questa azienda?”, “ti fidi di questa organizzazione politica, sindacale o economica che sia?”.

Concetti come reputazione, fiducia e trasparenza stanno assumendo significati sempre più rilevanti. La reputazione diventa l’unico elemento di garanzia del sistema, se si accompagnerà alla massima trasparenza in termini di autorevolezza. Infatti, man mano che la filiera si appiattisce, svaniscono tutti gli elementi di garanzia. D’altro canto, se ci riflettiamo bene, già la filiera di distribuzione si regge su un insieme di credenziali Reputazionali. Dal piccolo negozio alla catena in franchising, dal grossista alla fabbrica dei marchi di qualità, fino ai luoghi di origine delle materie prime.

Così come avviene sui mercati finanziari, nessuna persona è in grado allo stato attuale di conoscere e governare in modo approfondito le varie dimensioni della reputazione. In realtà, un brand non è in grado neanche di dare un peso tangibile alla propria reputazione, nonostante il mercato borsistico dica che gli asset legati a essa valgano 6 miliardi di dollari.

Per questo ogni brand e ogni organizzazione ha sempre di più la necessità di costruire un consenso diffuso. Per ottenerlo, le parole d’ordine sono:

  • – collaborazione
  • – fiducia
  • – rete
  • – organizzazione

La Reputazione è a tutti gli effetti una complessità, è cioè un valore che ha più di una dimensione e che si può comprendere solo soppesando tutte le entità che contribuiscono alla sua formazione. In questa complessità servono figure in grado di traghettare le nostre imprese verso il cambiamento. Un cambiamento dal quale dipende la loro stessa sopravvivenza.

Abbiamo dedicato la cover story a Federmanager, perché possiamo dire che è l’unico sistema di rappresentanza che si sta spendendo realmente formando dei profili manageriali per la sostenibilità, ovvero profili in grado di governare questa complessità e guidare le nostre imprese verso il cambiamento. Da Leonardo Di Caprio ad Al Gore, da Francesco Rutelli ad Andrea Crosta e tanti altri fantastici contributi da scoprire per conoscere tutte le sfaccettature del tema.
Nel frattempo, sotto trovate maggiori info sul mio nuovo libro già disponibile nelle librerie Mondadori e su Amazon a un costo simbolico; o gratuitamente in formato eBook cliccando qui!

Buona lettura a tutti!

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