L’effetto Oprah – Tre domande a Oprah Winfrey

elisabetta colangelo
a cura di Elisabetta Colangelo

L’effetto Oprah – Tre domande a Oprah Winfrey

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E’ la regina dei media mondiali, una delle donne più potenti (ma anche più amate) d’America, capace di creare e distruggere reputazioni attraverso le sue celeberrime interviste Tv. 

Oprah Winfrey, classe 1954, conduttrice televisiva, scrittrice, filantropa, imprenditrice, ha costruito la propria carriera grazie ai suoi talk show (lo storico The Oprah Winfrey Show è andato in onda sul network ABC dal 1986 al 2011, oggi su Apple Tv c’è The Oprah Conversation) nei quali migliaia di personaggi famosi le hanno svelato la propria intimità. Una lunghissima lista di celebrities tra cui si contano chiacchierate divenute iconiche: con Michael Jackson, Whitney Houston, Beyoncé, con Bill Clinton e Donald Trump, o con Sarah Ferguson fresca di divorzio dal principe Andrew d’Inghilterra. L’ultima, quella col principe Harry e Meghan Markle che accusavano di razzismo la regina Elisabetta, è stata trasmessa e ripresa dalle testate giornalistiche di tutto il mondo.

L’influenza che Oprah ha ottenuto e tutt’oggi detiene sull’opinione pubblica americana e globale attraverso il mezzo televisivo, non ha pari. Si dice abbia avuto un ruolo fondamentale nella corsa alle presidenziali di Barack Obama, e la sua capacità di spostare le vendite dei prodotti che raccomanda (un esempio classico: i libri selezionati dall’Oprah Book Club trasformati immediatamente in best seller) è diventata una tale leggenda da essere ribattezzata “effetto Oprah”. Non per nulla la rivista Time l’ha inclusa tra le 100 donne del XX° secolo che hanno ridefinito la storia, insieme a Indira Gandhi, Lady Diana, Michelle Obama e (unica italiana) Maria Montessori. 

È stata anche una tra le prime personalità mediatiche a comprendere l’importanza della Reputazione, arrivando a dichiarare che “in fin dei conti la reputazione è tutto quello che una persona veramente possiede”.

 

Tante persone di successo vengono da umili origini. Lei è l’esempio più famoso. Quanto un’infanzia difficile l’ha aiutata a diventare la donna che è oggi?

Vengo da una famiglia povera e quando ero giovane ho affrontato grandi sofferenze, ma credo che queste difficoltà mi abbiano formata e resa empatica. Ho amici che hanno molte possibilità, potere, denaro, e so benissimo che, se fossi stata figlia loro, sarei stata una fannullona. Infatti, dico sempre a tutti che se non avessi vissuto certi traumi e abusi da ragazza, oggi non sarei qui. Non solo mi hanno reso la donna che sono, ma mi hanno fatto sviluppare quell’amore per l’autenticità delle relazioni che ho cercato di portare in tv nel corso della mia carriera. Tutto quello che nel mio passato è successo “a me” è successo anche “per me”. Essere una giovane donna afro-americana, poi, ha significato dover faticare ulteriormente per affermarmi: per i giovani afro-americani crescere è sempre stato difficile. Per questo sento il dovere di impegnarmi anche in questo senso, perché la gente non si veda diversa per razza, situazione economica o background. Mi batterò sempre per l’uguaglianza.

Insomma, avere davanti delle sfide enormi, non sentirmi amata, venire rifiutata dalla mia famiglia sono state esperienze molto dure, senza le quali però non sarei la persona che sono adesso. Questo vissuto, unito ad una grande passione per il mio lavoro e allo sforzo quotidiano di comprendere il prossimo senza giudicare, mi ha permesso di non farmi abbattere fronteggiando ogni problema a testa alta. Non sono andata da nessuno psicologo in vita mia, ma quei 25 anni di talk show sono stati la mia terapia.

 

Qual è secondo lei il segreto del successo?

Semplicemente essere se stessi. Ho fatto ogni singola scelta della mia carriera in base al mio istinto. Mi chiedevo letteralmente: “Ti sembra giusto?” Ho cominciato a lavorare in radio al liceo, ho intervistato Jesse Jackson quando avevo 19 anni ed ero una giovane reporter a Nashville, nel Tennessee. Lui mi disse che uno dei miei talenti sarebbe stato essere me stessa in tv. Quando mi sono trasferita a Chicago per lavoro lo show Kind of Talk era il mio diretto concorrente. Il mio capo di allora mi chiamò nel suo ufficio e mi disse: “So che saresti in grado di batterlo. Che aspetti ad andare in onda e a fare le domande che ti senti? Sono certo che, se mostri quella che sei, avrai un successo incredibile”. Quindi l’ho costruito attorno a me e ai produttori. Eravamo giovani donne sulla trentina che cercavano di capire come muoversi e trovare la nostra strada. Ci sedevamo letteralmente e dicevamo: “Cosa sta succedendo nella tua vita? Cos’è successo al salone di bellezza questa settimana? Di cosa sta parlando tua madre? Cosa stanno dicendo i tuoi amici?”.  Ho costruito tutta la mia carriera sull’autenticità. Per me essere veri, autentici e onesti, è davvero fondamentale. Oltre a esserlo io, esorto anche chi intervisto a esserlo.

 

Oggi crede che quel “sogno americano” che l’ha portata dov’è, sia ancora possibile? 

Ne sono sicura, perché ho molta fiducia nelle nuove generazioni. Di questi tempi tutto si muove molto velocemente, non solo grazie alla tecnologia, ma anche grazie alle arti, alla musica, all’industria dello spettacolo. E grazie alle donne che stanno portando un nuovo grande progresso in America.

elisabetta colangelo
a cura di Elisabetta Colangelo

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